lunedì 13 ottobre 2014

Il gelato più buono di Torino


Alle medie, periodo assai infausto e travagliato, mia madre mi costrinse a frequentare un corso di latino pomeridiano, pensando che mi sarebbe stato utile per il liceo. Il debito di latino per tre anni fu invece la risposta che le restituii subito con tanto affetto, ma questa è tutta tutta un'altra storia.
Insomma di questo fantomatico corso, ho ad ora pochi ricordi; direi tre per l'esattezza:
-il professore aveva più o meno la mia età attuale ma a me pareva come kepler-186f: distante 500 anni luce. Aveva la barba, gli occhiali e un'aria assai spettinata.
- in questo corso ascoltai per la prima volta Catullo.
-mi raccontò un aneddoto che mi rimase scolpito come le facce dei presidenti sul monte Rushmore.

Il secondo ricordo non ha alcun fine ai sensi della storia, mentre il primo e l'ultimo possono essere uniti tipo pongo colorato e amalgamati per bene come a formare un film tutto mio. Le parole esatte non le ricordo e perciò mi avvalerò dell'ausilio del bla bla per coprire le mie lacune:
"il giorno che ho dato l'ultimo esame bla bla bla era una giorno d'estate bla bla bla e la prima cosa che ho fatto uscito da Palazzo Nuovo, è stata andare a prendere un gelato da Fiorio, avete presente Fiorio? (tze, ah bellooo veniamo dalla provincia noi, al massimo abbiamo Dell'erba!), beh è la gelateria più buona di Torino. E con tutta calma sono andato a prendere un cono lì ed è stato un momento catartico (dubito che abbia usato questo termine visto che ancora oggi lo adotto solo a sproposito e per fare la figa con la gente ignorante!). Me lo ricorderò per tutta la vita! bla bla bla".
E ad oggi, non sono ancora riuscita a capire dove volesse andare a parare. Magari era solo pagato da Fiorio per spargere, sulle giovani menti indifese, la voce che il suo era il gelato migliore di Torino o semplicemente voleva rassicurarci sul fatto che avesse una laurea.. non lo so!
Per tutto l'arco dell'università, però, ho sempre pensato a cosa avrei fatto io, il giorno del mio ultimo esame (erano tutte fantasie che comprendevano grosse quantità di birra). Poi l'ultimo giorno è arrivato, è arrivato l'ultimo esame, l'ultima ansia prima di solcare la porta, l'ultimo vomito di parole a un prof assonnato dal pranzo, l'ultimo voto e l'ultimo pianto finale e liberatorio: "mamma cazzo ho finito tutto!". Poco importa se mi madre mi ha subito ricordato che c'era ancora l'esame di stato. 
In quel momento lì ero una freccia che puntava in alto, ero il simbolo dell'infinito che avevo disegnato sul muro della mia camera la sera prima. 

Ero sul pianeta kepler 186f, distante 500 anni luce dal mondo.

...e il gelato sinceramente non so bene cosa centri. 
Non avevo bisogno di zuccheri, portavo con fierezza un sorriso 67 denti.

martedì 16 settembre 2014

1/243

Praticamente stavo studiando, sì perchè ho ancora un bolo di esame da mandare giù e poi potrò iscrivermi finalmente al corso di cucito che è un pò come il corso di danza classica, improponibile per la troppa femminilità a cui sarei esposta. E poi non sono neppure brava con i lavori manuali, non riesco neanche a tagliare dritta con le forbici, in più ultimamente, sempre per continuare questo flusso di pensieri superfluo, ho scoperto di non avere nessun tipo di controllo sul mignolo e questo è assolutamente pessimo. Scoprirlo a 27 anni poi... tutte quelle pippe per poi non avere neanche il controllo di un stupido arto.
Praticamente stavo studiando una materia chiamata proprio "controllo" e praticamente il titolare del corso ha spiegato come spiegherebbe mia nonna un corso di fisica quantistica, tanto per dire una materia a caso che fa tanto "madoo che robba fica che studi devi essere tipo un genio!" (le persone "cheodianolamatematica" appena vedono una radice quadrata si spaventano, all'integrale hanno già la pistola in mano e quando scorgono una lettera greca, pum! è fatta..)
come spiegherebbe mia nonna un corso di fisica quantistica? beh sicuramente in piemontese e poi semplicemente non lo spiegherebbe.
ed è esattamente quello che ha fatto questo uomo anziano, ha messo due slide in rete che sono chiare quanto i caratteri cinesi per un canguro cieco e poi... e poi ci sono i libri ragazzi, vatti a leggere qualche manuale tedesco che ho messo nella bibliografia no?
Ed è quello che ho fatto.
Ma tranquilli, non voglio spiegare come funziona la lavatrice. yeah, dopo il frigo, la lavatrice!
no, voglio solo raccontare una piccola storia che ha come protagonista un 80% degli studenti del mondo. e per fare questo ho deciso di prendere un personaggio di fantasia che chiamerò Tania (come la bambola per i bambini pezzenti che non potevano permettersi la Barbie, ma soprattutto come la mia ex coinquilina, un concentrato di ignoranza stupidità e fondiamo una nuova parola: testadicazzaggine!)
Tania inizia le elementari dove la matematica è fatta di + di - ,divisioni e moltiplicazioni e problemi di geometria. Tania inizia le elementari e inizia a non capire una beneamata cippa.
Arriva alle medie, ha qualche piccola lacuna che spera di colmare nei prossimi tre anni ma la sua prof è al 45esimo anno di insegnamento e non ha più nessuna forza di spiegare per la 45esima volta il teorema di Pitagora. Ecco che Tania cerca aiuto nei genitori che a loro volta sono stati vittima del virus "no guarda io di matematica non ci capisco nulla". Allora impongono alla nostra povera bimbetta delle lezioni private, ma Tania che ha 12 anni e vuole solo giocare con la sua omonima e accoppiarla con il ken dando vita a un minipony, fa esclusivamente buttare i soldi nel contenitore della carta (la differenziata è importante).
Arriviamo alla scelta del liceo e le lacune di matematica che prima erano dei piccoli puntini, ora sono degli enormi buchi neri. Escludiamo il liceo classico (non sia mai) e lo scientifico (uh per carità tutta quella matematica); escludiamo l'itis che non ha neanche i gabinetti per le donne; escludiamo lingue perchè già l'italiano comporta un certo sforzo mentale; vada per segretaria d'azienda.
Da quì in poi la vita di Tania sarà segnata da un uso sempre meno frequente di ciò che concerne il calcolo o la risoluzione di problemi geometrici, ma da un uso giornaliero di frasi tipo: "era 7x8 che dava l'asino cotto vero?"

La storia di Tania è la storia della quasi totalità del mondo; io,in sincerità e a cuore aperto, potrei essere una di quelle, se...se il mio cammino non fosse stato maledettamente segnato dalla scelta di iscrivermi a ingegneria.
Ma dopo circa 50 esami di cui 49 con argomenti numerici (storia dell'energia nucleare, che dio ti benedica), ho finalmente capito che non è colpa di Tania, no è colpa loro... è colpa del linguaggio senza senso che per dirti una parola usa 50 simboli differenti a seconda del docente, è colpa di concetti astratti che sembrano non avere mai dei risvolti reali ma, parola di lupetto, ne hanno a iosa, è colpa di big bang theory e delle lavagne piene di espressioni senza significato ma con tante lettere greche da sembrare uno scritto di Antipatro di Sidone, è colpa della prova del nove, è soprattutto colpa della prova del nove. Maledetta prova del nove!

Io ho seriamente avuto delle gravi lacune nella mia vita dovute in primis alla mia volontà di non studiare ma di accoppiare la barbie con il ken e dare vita a polly pocket, ma... ma  anche a delle forme di intelligenza inferiore che non hanno avuto il dono dell'insegnamento ma stranamente hanno una cattedra sopra i loro piedi.

Richard Feynman che si definiva un Nobelist Physicist, teacher, storyteller, bongo player, mentre stava lavorando a Los Alamos al progetto Manhattan (dio ribenedica storia dell'energia nucleare) notò che 1/243 da come risultato una buffa successione di numeri:
0.00411522633744855966

Ho sempre pensato che la matematica sia una sorta di indizio per una caccia al tesoro globale, dove il tesoro è una semplice spiegazione a tutto quello che circonda.
Studiare e poter capire le leggi che dominano le più insignificanti azioni che svolgiamo, è, per me, una sorta di miracolo continuo.

Non sarò mai Richard Feynman ne Jean Baptiste Fourier; non scoprirò nulla se non come farsi bocciare agli esami. Però, quando riesco a far capire un concetto banale a una persona qualsiasi che non ne sapeva nulla prima e viveva perfettamente nella sua beata ignoranza, sono felice.
ed è raro.

domenica 8 giugno 2014

giovedì 29 maggio 2014

grande


grande come la provincia granda, che raccoglie posti a me sconosciuti e fotografie di giorni perduti. io non ti amo più e se ti ho amata è stato solo per stabilità, la stessa che ci uccide insieme come fa il gas.
Sono costretta a osservarti da dentro e a constatare il coma che si abbatte sulle vite di chi ti cammina. Ma la mia no, la mia vita di castelli erranti non te la voglio dare: non voglio guardare al mattino il Monviso, non voglio accompagnare i miei figli negli stessi sposti dove ho corso io, non voglio vederti rovinare le vite delle persone a cui tengo di più con il tuo sposati e fai mille figli altrimenti non hai senso di esistere. no, io non voglio ridimensionare la libertà acquisita per due ciance di provincia, non voglio essere falsa e cortese più di quanto non lo sia.

tu uccidi,
uccidi più del sabato sera o dei serial killer di porta a porta,
uccidi più degli horror o del triangolo delle bermuda.
uccidi lentamente, giorno per giorno, non hai fretta e non ne avrai mai.

All my old friends
They don’t know me now
Oh
All my old friends
Are staring through me now


buona vita granda.
buona vita di qualcun altro.

domenica 30 marzo 2014

si può nascere un'altra volta


devo solo arrivare alla fine delle elementari, poi andrò alle medie e sarò già grande.
devo solo arrivare alla fine delle medie, arrivare al liceo, sarò finalmente grande.
devo solo arrivare agli esami di maturità, prendere sto diploma e poi dopo si vedrà. non mi piace la scuola, non mi piace studiare..voglio solo cantare, voglio bere e fumare.
devo solo dare ancora un esame, poi la sessione è finita e posso anche non studiare. voglio solo finire, voglio solo andare, voglio solo smettere di imparare.
devo solo arrivare alla fine del mese, prendere lo stipendio e poi badare alla spese; con quello che rimane, programmare le ferie, quest'anno vado al mare che mi voglio rilassare.

non ho scoperto l'acqua calda dicendo che la vita di una persona è fatta di "devo solo arrivare". Devo solo arrivare fino lì e poi vedrò un altro orizzonte, potrò costruire inventare, cambiare. la fregatura è alla fine è sempre tutto uguale.

e mentre ascoltavo le quattro volte di Dario Brunori, mi è tornato alla mente il monologo finale di Quei bravi ragazzi (Goodfellas):

"See, the hardest thing for me was leaving the life. I still love the life. And we were treated like movie stars with muscle. We had it all, just for the asking. Our wives, mothers, kids, everybody rode along. I had paper bags filled with jewelry stashed in the kitchen. I had a sugar bowl full of coke next to the bed. Anything I wanted was a phone call away. Free cars. The keys to a dozen hideout flats all over the city. I’d bet twenty, thirty grand over a weekend and then I’d either blow the winnings in a week or go to the sharks to pay back the bookies. Didn’t matter. It didn’t mean anything. When I was broke I would go out and rob some more. We ran everything. We paid off cops. We paid off lawyers. We paid off judges. Everybody had their hands out. Everything was for the taking. And now it’s all over. And that’s the hardest part. Today, everything is different. There’s no action. I have to wait around like everyone else. Can’t even get decent food. Right after I got here I ordered some spaghetti with marinara sauce and I got egg noodles and ketchup. I’m an average nobody. I get to live the rest of my life like a schnook."

quel wait around che non significa aspettare ma più un restare in attesa, restare in attesa di un cambiamento che inizia proprio da quel "devo solo arrivare".

e ora dove si va?

giovedì 20 marzo 2014

lost days


lost in translation è un film noioso. una monopalla continua. eh ma non succede mai nulla.
avete tutti ragione!
che brutto, da denunciarli quelli che non mettono almeno una sparatoria o una storia d'amore sadomaso.
si diciamolo cazzo è un film noioso.
è un film noioso perchè non succede nulla.

non succede nulla per chi guarda solo con gli occhi.

lost in translation è uno dei film che rappresenta meglio la mia natura, brutta ma soprattutto persa.
persa nei meandri di una piccola/media/grande/mega città (qualsiasi forma va bene, tanto le paure non han fissa dimora).
persa nel non capire gli altri.
persa in un linguaggio che non è il mio e che dubito lo sarà mai.
persa in conversazioni inesistenti perchè senza alcuno spessore.
persa e basta.

per chi guarda solo con gli occhi, io sono una persona estroversa.

Sunset Soon Forgotten by Iron & Wine on Grooveshark

lunedì 6 gennaio 2014

traSporto



m: fanculoooo! ho dimenticato la valigia sul treno.
     sono scesa a susa, ora sto andando con la metro a porta nuova
     che palle!!!
s: mi spiace

s: l'hai recuperata?
m: sì, per fortuna sono arrivata prima in metro che col treno
s: ma sul serio?
    sono più tranquilla.
m: meno male davvero
     che rincoglionita oh!
s: questo succede quando metti il bagaglio lontano da te
    io lo tengo sempre vicino.
m: era proprio sopra la mia testa
     dove lo metto sempre..
s: sì ma era lontano dagli occhi
    quindi dal cuore.
m: :-(
s: succede anche con le persone
    anche se le persone sono più ingombranti delle valigie
m: mangi metafore tu la mattina?
     eri più brava una volta comunque ;-)
s: sono ancora fortissima :-D

lunedì 23 dicembre 2013

fisserie


per cominciare io ho una sola fissa musicale straniera in terra natia: i beatles.
fissa che credo di aver iniziato a coltivare all'università e che prima non si era manifestata. oh beh certo, hey jude la conoscevo anch'io, ma quel perfezionismo che rasenta il caso umano della situazione, era ancora sconosciuto.
la lettera a babbo natale dal 2009 ha avuto sempre lo stesso oggetto, beatlesbox beatlesbox beatlesbox ma nonostante l'assonanza con beetlejuice di burton e nonostante l'abbia ripetuto tre volte come nel film, non ha sortito alcun effetto. fino ad ora.

piccolo inciso
il beatles box per i non sadici e i non addetti ai lavori è un cofanetto con all'interno tutti gli album registrati in versione rimasterizzata, perciò puliti dalle sporcizie dell'epoca dovute ai limiti della tecnologia)

questo era il prologo, che poteva riassumersi in: i love beatles. ma ho voluto condirlo di frasi a cazzo per dimostrare la mia totale venerazione per i 4 e per rendere più lungo un post che chiaramente ha due concetti di base e niente più.
dunque, ieri giorno di inutilità per antonomasia, mi sparo un documentario su john lennon (lennonNYC). in questo film c'è una registrazione di john con il figlio sean in cui il bimbo, che all'epoca poteva avere due o tre anni, canta a squarciagola una strofa: "do you need anybody, i need somebody to love" tratta dal secondo brano di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band. Sean riferisce al padre che quello è il suo brano preferito. Yoko Ono chiede quindi a John quale sia il titolo della canzone. John prova a ripetere il primo verso della strofa:"what would you think.. .... what would you think.." è palese che non ricordi le parole che seguono perciò il figlio gli finisce la frase "if i sang out of tone". La cosa più strana è il tempo che intercorre prima che john si ricordi il titolo della canzone: with a little help from my friends.
e questo mi ha dato molto da pensare..
ok john lennon ha scritto miliardi di canzoni.
ok nell'album era cantata da ringo.
ok non è una delle loro canzoni migliori ne delle più famose.
ok tutto.
ma
ma
ma
se ci si sofferma sui fan più puristi e perfezionisti di me, che collezionano perfino i fazzoletti sporchi, gli sputi, il sudore, la merda d'artista..ecc ecc.. beh..io ci sarei rimasta malissimo. fossi una iscritta al beatles club, fossi una di quelli che si travestono da fabfour.. malissimo.

il punto di tutto questo panegirico è che le fisse sono un pessimo strumento di satana per distoglierci dalla realtà. e la realtà è che sì, john lennon doveva essere proprio un **** genio, ironico e stronzetto come piace a me, ma era soprattutto una persona. una persona ironica e stronzetta come miliardi di persone che popolano questo pianeta devastato. una persona come sono io, ne meglio, ne peggio.
unica, just like everyone else.

buone fisse a tutti.
buone fesse a tutti.
buone feste a tutti.
 

giovedì 28 novembre 2013

io non so dove stare


ieri, prima di chiudere gli occhi, ho notato dalla insolita altezza del mio letto soppalcato, una frase sul muro. frase che ho scritto io in tempi recenti ma a cui non ho mai prestato veramente attenzione.
piano di vita.
nel mentre che pensavo e guardavo, stavo anche leggendo un libro ("un lavoro vero", grazie a.) .
tutto insieme esatto, sono una donna.
perciò pensavo, guardavo, leggevo mezza riga e pensavo.
un lavoro vero.
piano di vita.
sono due concetti che ho rincorso per almeno 7 anni.
un lavoro vero.
piano di vita.
due concetti che ho tentato abilmente di cucire insieme ma che stonano in maniera vergognosa e solo ora me ne rendo realmente conto.

sono come quelle sagome dei luna park, quelle che si muovono in orizzontale su piani diversi.. a volte si allineano e per un millesimo di secondo tutto sembra perfetto.. a volte sono agli antipodi e pensi che prima o poi toccherà dare il bianco.


Io Sto Bene by CCCP - Fedeli Alla Linea on Grooveshark

martedì 12 novembre 2013

cinica


vado a questa mostra fantastica: dalla terra all'uomo.
rifletto sui trafiletti delle foto. è bellissima e penso a quanti posti devo ancora visitare e a quanti posti non vedrò mai.
alla fine mi sparo uno splendido documentario di due ore: home (che fra l'altro consiglio di vedere a qualsiasi bipede che non sia come ray charles o come kafka).
mi siedo vicino a questa signora, rimango incantata con gli occhi sognanti e i pensieri fatti a cuoricino. rimugino su tutte le persone che guardando quale truce deturpazione stiamo attuando nel pianeta, torneranno a casa con pensieri a cuoricino come i miei e non compereranno più l'acqua nelle bottiglie di plastica, non terranno più 25 gradi in casa, non butteranno più la sigaretta per terra. rimugino su un mondo fantastico fatto di rispetto e persone che non tentano di fregare i loro stessi simili, che svolgono il loro lavoro senza pesare sugli altri, che riflettono sulle azioni che fanno.. e bla bla bla e mille altri bla bla che ho ampiamente già dibattuto su questa piazza.
dicevo.. rimango lì, cullata dai cuoricini soffici e carini. Nel mentre suona un telefono, è il telefono della signora accanto.
-tranquilla silvia ora lo spegnerà-
continua a suonare.
-massì, deve solo trovare il tasto giusto, è una classica signora ho l'iphone ma so solo che costa tanto-
continua a suonare.
-ma che cazzo aspetta a spegnerlo?-
inaspettatamente, al posto di spegnerlo, risponde con soave tranquillità e inizia a parlare con un tono di voce non sottomesso e imbarazzato ma a gran voce, quasi scocciata di essere in mezzo a un documentario con altre 20 persone che tentano di ascoltare e si girano ripetutamente per lanciare occhiatacce a questa stolta bifolca.

e così i pensieri a cuoricino si sono trasformati in teschi, in punti interrogativi e in fiamme.. che sono le tre cose che disegno continuamente su qualsiasi spazio bianco quando non c'ho cazzi di studiare.

vedi, io ci provo...
ma..
le persone..
le brutte persone..
rovinano sempre tutto..

ecco


Il Paese È Reale by Afterhours on Grooveshark

venerdì 8 novembre 2013

faccia da cazzo


suonarti il citofono.
l'unica vera nostalgia che ho
-pago e scendo-
l'unica vera nostalgia che ho
-hai l'accendino?-
l'unica vera nostalgia che ho

e non ricordo più perchè piangevi e non ricordo più perchè piangevo.
le scale di ferro sono l'unica,
l'unica vera nostalgia che ho.

Corso Trieste (feat. Gazebo Penguins) by I Cani on Grooveshark

giovedì 3 ottobre 2013

à soi-même


Nana: il ne pas très grave
Yvette: Non, c'est triste mais je ne suis pas responsable
Nana: Moi, je crois qu’on est toujours responsable de ce qu’on fait. Je lève la main, je suis responsable. Je tourne la tête, je suis responsable. Je suis malheureuse, je suis responsable. Je fume une cigarette, je suis responsable. Je ferme les yeux, je suis responsable. J’oublie que je suis responsable mais je le suis. Après tout, tout est beau, il n’y a qu’à s’intéresser aux choses et les trouver belles. Après tout, les choses sont comme elles sont. Un visage est un visage, des assiettes sont des assiettes, des hommes sont des hommes et la vie c’est la vie.

Vivre sa vie - Jean-Luc Godard


Nana: non è così importante
Yvette: no, è triste ma io non ne sono responsabile
Nana: Io credo sempre che siamo sempre responsabili di quello che si fa. Alzo una mano, sono responsabile. Giro la testa, sono responsabile. Sono infelice, sono responsabile. Fumo una sigaretta, sono responsabile. Chiudo gli occhi, sono responsabile. Dimentico di essere responsabile ma lo sono. Infondo tutto è bello, basta interessarsi alle cose e trovarle belle. In fondo le cose sono come sono e niente altro. Un viso è un viso, dei piatti sono dei piatti, gli uomini sono uomini e la vita è la vita.

Questa è la mia vita - Gianluca Godardo

martedì 24 settembre 2013

l'egosensibilista


e io mi sono rotta il cazzo.

sensìbile agg. : Con riguardo alla sensibilità spirituale, di persona facilmente accessibile a determinati sentimenti: essere s. alla pietàalle miserie umanealla bellezzaal fascino femminile, ecc. Usato assol., di persona particolarmente suscettibile agli stimoli affettivi e sentimentali (sinon., quindi, più com. di sensitivo): una giovane molto s.è così s. che piange (o si commuoves’intenerisceper nullaavere un cuoreun animoun temperamento s.troppo sensibile.

gli unici sentimenti a cui accede questa categoria di "persone che sentono troppo e quindi porelli bisogna capirli" è che questi sentono troppo sì, ma dei loro problemi. sembra un ossimoro.
vai serena che nessuno di questi personaggi ti chiederà mai come stai tu e quali sono le tue difficoltà, ma di sicuro ti fracasserà il cervello, per non usare altre colorite terminologie anatomiche, delle sue pippe mentali amorose/lavorative/studentesche e di altra dubbia rilevanza.

che poi è il problema di tutti no? tutti che parlano, nessuno che ascolta. nessuno che ascolta perché ascoltare non è univoco se no sei uno psicologo e viene lautamente pagato per sobbarcarti un'ora alla settimana i problemi sul vicino di casa che ti guarda male, i genitori che ti hanno preferito il fratello più piccolo e il pesce rosso che non risponde ai tuoi comandi.
ogni riferimento a fatti, persone, animali, parti anatomiche è puramente casuale.

pessimo.
e non sono neanche in pre-ciclo.
si prospetta un lungo inverno.

a salvarmi, vieni a salvarmi


L'egoista by The Zen Circus on Grooveshark

venerdì 6 settembre 2013

perfede


"Un gruppo di soldati israeliani fermò un ragazzo palestinese di 12 o 13 anni.

I ragazzi si ripararono sotto la tettoia, dissero al ragazzo di togliersi la kufliyah e di rimanere sotto la pioggia.. 
Forse per quel ragazzo era solo una delle tante umiliazioni, abbastanza brutta per lui, ma non peggiore di altre a cui era stato sottoposto.. non so..
Ero venuto per l'occupazione e avevo trovato ciò che cercavo, era proprio lì e avevo trovato anche qualcos'altro..

Il ragazzo rimase lì a rispondere alle loro domande. Che scelta aveva?

Ma a cosa pensava?
Pensava un giorno ci sarà un mondo migliore e questi soldati e io ci saluteremo come vicini?
O pensava soltanto: un giorno...
E al di là di quel particolare atto di sopraffazione, al di là degli interrogativi davvero grandi (lo stato di Gerusalemme, il ritorno dei profughi, ecc..) che devono essere posti e subito superati se mai dovrà esserci pace quaggiù, c'è qualcos'altro..
Un ragazzo in piedi sotto la pioggia, e a cosa pensa?

Prima di arrivare qui avevo fatto delle congetture e, una volta arrivato, avevo scoperto con stupore come può diventare chi crede di avere il potere dalla sua. Ma poi..
Come diventa chi crede di non averne alcuno?"

Palestina. Una nazione occupata - Sacco Joe

domenica 7 luglio 2013

À bout de souffle


Adina
Odimi. Tu sei buono,
modesto sei, né al par di quel sergente
ti credi certo d'ispirarmi affetto;
così ti parlo schietto,
e ti dico che invano amor tu speri:
che capricciosa io sono, e non v'ha brama
che in me tosto non muoia appena è desta.

Nemorino
Oh, Adina!... e perché mai?...

Adina
Bella richiesta!
Chiedi all'aura lusinghiera
perché vola senza posa
or sul giglio, or sulla rosa,
or sul prato, or sul ruscel:
ti dirà che è in lei natura
l'esser mobile e infedel.

Nemorino
Dunque io deggio?...

Adina
All'amor mio
rinunziar, fuggir da me.

Nemorino
Cara Adina!... Non poss'io.

Adina
Tu nol puoi? Perché?

Nemorino
Perché!
Chiedi al rio perché gemente
dalla balza ov'ebbe vita
corre al mar, che a sé l'invita,
e nel mar sen va a morir:
ti dirà che lo strascina
un poter che non sa dir.

L'Elisir d'Amore - Gaetano Donizetti

Dicevamo, questioni di peso.
Discutevamo sul 100%
Parlavamo del romanticismo e di quanto una persona possa non averlo nel suo io.
Tutte cazzate..  è la chiave sbagliata.

se ti chiedessero di correre il più veloce possibile ma il più veloce possibile, di andare come il vento, di non fermarti, di volare perché la persona a cui tieni di più al mondo potrebbe sopravvivere solo se la raggiungessi, sono sicura che tutti, nessuno escluso, darebbero il 100%
se ti chiedessero di correre il più veloce possibile ma il più veloce possibile, di andare come il vento, di non fermarti, di volare per vedere il tuo tempo minimo ai mille metri, sono sicura che nessuno, tutti inclusi, darebbe il 100%.

come soleva dire il buon barbuto al piccolo semola, questa faccenda dell'amore è una cosa potentissima..

questione di stimoli
questione di peso


domenica 5 maggio 2013

comfort zone


ci sono tre tipologie di stabilità per un sistema dinamico:

la stabilità interna
l'instabilità
la stabilità statica neutra.

immagina una perturbazione, un cambiamento delle carte in tavola. Se questo cessa e il sistema tende a ritornare nelle condizioni di equilibrio di partenza, si tratta di stabilità interna. L'esempio più classico e più immediato può essere quello di in pendolo, pur spingendolo o modificando la sua posizione, questo tenderà a ritrovare la strada di casa e a fermarsi nel suo punto.

Se il sistema, al posto di ristabilirsi nella quiete delle sue condizioni iniziali, si allontanasse da esse, potremmo considerare l'equilibrio instabile, infatti una minima perturbazione basterebbe a cambiare tutto. Una pallina in cima a una collina, scivola via e bye bye punto di partenza, bye bye punti di equilibrio. La pallina scivola via e basta. Non si ferma più.

Infine, se il sistema si dileguasse dal suo stato ma trovasse un nuovo equilibrio in un altro luogo, la stabilità sarebbe di tipo statico neutro. Sempre la pallina, ma questa volta su un piano orizzontale.. se mossa, sicuramente percorrerebbe un pò di strada, ma il suo vagare terminerebbe in una nuova situazione di stallo.


Il più delle volte vogliamo uscire dalla conca e per quanto lo sforzo fatto ci sembri incredibile, finiamo per ritrovarci nella stessa fottuta linea di partenza. A volte incontriamo elementi instabili, che scuotono le nostre primavere ma finiscono per scivolare via velocemente e alla fine ci rimane solo una foto e tante parole.

A volte, invece, iniziamo a correre fino a che non troviamo qualcuno che ci fermi.


sabato 20 aprile 2013

molto di più


Anna Carla: "Nell'alibi di mio marito c'è un vuoto, lei lo sapeva?"
Commissario Santamaria: "Sì, lo so.. e lei sa benissimo che lo so, dalle 8 e 15 in poi"
"Già, è per questo che ne parla..c'è un vuoto in ogni alibi che mio marito inventa per passare la sera fuori, cosa che gli capita eccezionalmente quasi tutte le sere"
"Anche nell'alibi di Massimo Campi c'è un vuoto!"
"Sono sicura che se fosse lui l'assassino l'avrebbe detto, lei non l'ha mica capito Massimo! dovrebbe metterci un po' più di buona volontà"
"Eh eh"
"Adesso perché ride?"
"Pensavo che la buona volontà, non mi viene mai richiesta quando l'indiziato è un poveraccio"
"Massimo è un nevrotico lo so, ma è anche molto umile, generoso, sincero e soprattutto intelligentissimo!"
"Senta, ma lei e Massimo non vi stancate mai di essere intelligentissimi a tutti i costi? Deve essere pure una fatica"
"Una fatica che lei evita accuratamente"
"Sì beh... l'intelligenza usata solo per ammazzare il tempo è.... ....stronzismo"
"Stronzismo?"
La Donna Della Domenica (Film) - Comencini


In my younger and more vulnerable years my father gave me some advice that I've been turning over in my mind ever since.
''Whenever you feel like criticizing anyone,'' he told me, ''just remember that all the people in this world haven't had the advantages that you've had.''
The great Gatsby - F. Scott Fitzgerald


giovedì 4 aprile 2013

sei un fiume forte, non ti perderai


io mi occupo di energia. parlo di fonti energetiche e di sprechi e di mercati e di bla bla ogni volta che varco le porte dell'università, ogni volta che spendo tempo nella mia felice istruzione.
dopo 6 anni così, ci sono dei luoghi di arrivo, delle verità assolute.
la prima sacrosantissima dice:

nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma.
legge della conservazione della massa di Lavoisier

All'inizio del mio percorso, non avevo mica capito niente. Partiamo dal presupposto che sembra una frase co-co-cool da inserire a modi dedica nel diario quando fai le medie e da tatuarti quando fai l'università ma è evidente che dovresti ancora fare le medie.
nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. trasformare, ecco, trasformare è un casino.
Inizi a studiare le varie tecnologie per produrre calore, per produrre energia elettrica.. per produrre.. cosa è irrilevante. Ed è proprio quando ti butti nella materia che ti accorgi che è complicato, più complicato di quello che vogliono farti vedere, che ogni stupida e merdosa tecnologia ha pro e contro, che non ci sono neri e bianchi ma stupidi e merdosi grigi. Non esiste il 100 % pulito, non esiste il buono e il cattivo.
Se vuoi una trasformazione devi accettarne le conseguenze, nell'ingegneria come nella vita. Ogni persona sulla strada, vive.. cresce... si trasforma. accettare i pro e i contro, significa capire che non ci sono persone perfette, ne amicizie facili.
ci sono persone e ci sono amicizie.

ed ora che silvia lo impari.



venerdì 22 marzo 2013

ridere o piangere


"silvia io te lo dico, ho già preparato la valigia"
"de che?"
"per quando sarò morta?"
"che stai a dì nonna?"
"non si sa mai"
"che dici?"
"c'è la roba che dovete mettermi"
"nella cassa? fammi capire, hai scelto quello che vuoi metterti?"
"ma sai nonno non sa mica dove c'è la roba da vestire, io gli preparo tutto. così ho pensato di fare una borsa"
"e perchè me lo stai dicendo?"
"l'ho già detto a papà... però.."
"appunto, se l'hai già detto a papà"
"e ma non dovesse venire lui, lo sai poi anche te"
"non mi pareva difficile cercare delle mutande o delle calze in un armadio"
"e ma.."
"ma che? nonna mi stai dicendo che hai preparato una valigia con delle mutande perchè avevi paura che non riuscissimo a trovarle?"
"mah.."
"hai preparato la valigia della morte, nonna?"
"mah...per il vestito ho scelto il tailleur blu, quello elegante"
"e se devi metterlo per un'altra occasione"
"lo metto e lo rilavo, le altre cose invece sono tutte nuove!"
"ah, non volevi che ti seppellissero con roba usata?"
"mah.. io non ho delle calze nere"
"e perchè volevi delle calze nere?"
"eh ma da morta... mica vai con le calze trasparenti"
"ovviamente. scusa ma che scarpe hai scelto?"
"niente scarpe, tanto non devo più andare da nessuna parte"
"non fa una piega nonna..."
"ne ho preparata una anche per il nonno"
"perchè scusa, tanto ci sei tu"
"e se moriamo insieme?"
"ahhh"
"mah.."
"ti ricordi che quando partivo da piovà mi cantavi sempre ancheui è l'ultim dì, duman je la partensa"
"eh bin.."
"non so nonna, sei sempre stata molto positiva"


lunedì 11 marzo 2013

his girl friday


Natale 2012

Gentile Pesci
TicketOne ha il piacere di fornirLe il dettaglio dell'ordine da Lei eseguito con successo:
Baustelle - Fantasma Tour
Data / ora:    ven, 08/03/13 21.00
Località:      Teatro Colosseo / TORINO
Venerdì 08/03/13 ore 20.00

pesci: dove lo prendiamo il pullman?
me: in piazza, muoviti che siamo in ritardo
pesci: ce l'hai il biglietto?
me: si certo
pesci: vuoi darlo a me che lo tengo in borsa?
me (seccata): perchè dovrei darlo a te? me lo tengo in tasca!

Biglietto: Rettangolo di carta o cartoncino con particolari diciture e altre caratteristiche formali, il cui possesso dà titolo all’esercizio del diritto in esso menzionato, in particolare per viaggi su strade ferrate.  B.d’ingresso, quello che dà diritto all’ingresso nel locale ove si svolge uno spettacolo 

Venerdì 08/03/13 ore 20.50
in coda alla biglietteria

pesci: bla bla bla
me: bla bla bla
pesci: mi dai il biglietto così mostro il documento
me: ..... quale biglietto?
pesci: ti ho chiesto se volevi che te lo tenessi in borsa
me: .... ma io pensavo il biglietto dell'autobus, imbecille!

Venerdì 08/03/13 ore 21.15

il teatro colosseo a torino è un teatro, questo presuppone che ci siano delle sedie e una determinata tipologia di concerto che fa si che quest'ultimo si svolga per l'appunto in un teatro e non in un locale del cazzo qualsiasi della cintura.

pesci: dove ti vuoi sedere?
me: per me è uguale

pesci: bla bla bla
me: bla bla bla

le sedie davanti a noi sono ancora vuote, si appropinquano quattro 35enni di cui tre gnappi e uno di un metro e novanta. indovina indovinello, dove si è seduto quello alto?
siori e siori abbiamo un vincitore!
eh beh, avevo una probabilità su quattro. parliamone.
Due minuti e conosciamo i nostri vicini di sedia. Giuro che sembravano normali, poi evidentemente il marito è andato in bagno a farsi di cocaina perchè continuava a baciare lo schermo del cellulare con le foto del figlio. Capisco la prima volta, bello per carità. La seconda già mi sembra una reazione eccessiva. Alla terza comincio a sospettare un uso di sostanze stimolanti in sintesi o naturali.

Venerdì 08/03/13 ore 21.30

Inizia il concerto.
la maggior parte delle persone non è ancora arrivata, nonostante ci fosse scritto ORE 21.00. In italia gli orari sono un optional del cazzo tipo il riscalda sedili nelle auto. Per cui per le restanti due ore  continueranno ad entrare improbabili individui accompagnati dall'addetta illuminata. e vabbè.

Venerdì 08/03/13 ore 21.45

Fortuna, casistica, destino, allah, buddha.. non lo so, fatto sta che, oltre il cipresso che mi impedisce ogni visuale, dietro di noi iniziano a partire urla a caso della peggiore specie.. Avere delle fan di 16 anni nelle seggiole dietro, beh è una sensazione inspiegabile, quasi come ricevere un pianoforte in testa mentre si esce dal negozio della nespresso.

"bianco, sei un figo"
"vai claudio"
"vogliamo gommaaa"
"uuuuuooh questa mi piace un casino"
"io sono il corvo joeeee faccio spaventoooo state attentiiiii lasciatemi stareeee solo certi poeti del malee mi sanno cantareeeeee"
"urliamo claudio che non lo caga mai nessuno, al tre.. uno due claudioooooo"
"oh minchia questa è bellissima"
"rachiiiiii"

posto che ho già una avversione molto forte per la razza umana, per cui mi trovo bene solo con i bradipi che attraversano la strada o i panda che starnutiscono, ci sono alcuni elementi della fauna metropolitana che sono da sopprimere già a 16 anni. A fine concerto volevo chiedere a codeste fanciulle così fini e leggiadre se gentilmente ci rimborsavano il biglietto, visto che pesci aveva pagato per ascoltare i baustelle e non tre bimbeminkiaoh.

Ma non ho voluto infierire, non ho voluto pensare al torcicollo e alle maledizioni lanciate contro gli alberi, perchè in fondo mi è stata regalata una serata splendida e io sono molto fortunata ad avere un pesce rosso con tre palline da giocoliere nascoste per la casa.

"il passato adesso è piccolo, ma so ricordarmelo.
io e pesci, felici nel traffico
di un marciapiede di torino, vite fa"

Il futuro by Baustelle on Grooveshark

mercoledì 6 febbraio 2013

comunque


mia madre mi ha preparato la stessa colazione per circa 20 anni. Da quando la memoria mi supporta, ho sempre trovato in cucina una tazza di latte con dentro ovomaltina e miele. Poi grazie alla mia sempre abbondante pigrizia, all'università ho iniziato ad eliminare prima il miele e poi l'ovomaltina.
Il punto non è questo, il punto è che io ho sempre creduto che la popolazione mondiale facesse la mia stessa colazione, o meglio, ritenevo che la colazione fosse quella e non ci fossero altre opzioni o combinazioni. Ovviamente le mie teorie bislacche sull'universo che gira intorno a me sono morte subito, appena sono approdata a un campo scout.

Però questo concetto della "colazione" l'ho trattenuto al mio interno per tantissimo tempo, mutandolo su altri campi, fino ad arrivare alle persone. Il sospetto che il 99,9% della popolazione non anelasse a lasciare il mondo migliore di come l'avesse trovato, c'era, ma avevo comunque una fievole fiammella di speranza. Fiammella che è stata bagnata, calpestata e infine spenta in più occasioni dai classici "discorsidimerda", robe tipo:

se non lo fai tu, lo farà qualcun'altro
il mondo è dei furbi
do lavoro agli spazzini
devo pensare anche a me stesso
ecc ecc

Ora sentire queste frasi da una persona che ha 60 anni, insomma non mi fa tutto questo effetto.
è la fascia dai 20 ai 30 che mi fa tentennare e chiudere a riccio.

e più incontro persone al di fuori del mio ambiente ovattato e più mi viene da vomitare.
e più mi viene da vomitare e più faccio fatica a credere in un cambiamento.
e più faccio fatica a credere in un cambiamento e più mi sento inutile.
e più mi sento inutile e più mi viene da pensare che il petroliere avesse ragione.

I see the worst in people. I don't need to look past seeing them to get all I need. I've built my hatreds up over the years, little by little.

Comunque by Ministri on Grooveshark

martedì 15 gennaio 2013

in mano


"ed io ripenso ai giorni del liceo,
quando studiavo Kant
a quanto mi sentivo sola
a quanto lo sono ancora
..
avrei voluto dirti che la sola cosa al mondo
che volevo era essere felice ad ogni costo
era essere felice ad ogni costo"

quando ero al liceo mi sentivo strana ogni giorno, non ero mai stata innamorata di nessuno, almeno non in via definitiva, intavolavo conversazioni improbabili con chiunque, salvo poi fingermi morta per i mesi a venire, volevo essere al centro dell'attenzione, sempre.
ero strana.
molto viziata.
molto sicura ma insicura.

quando studiavo Kant, quando leggevo di Beckett e imparavo a memoria le formule sui campi magnetici, quando non capivo quale fosse la differenza tra direzione e verso di un vettore.
quando mi sentivo sola e volevo essere felice ad ogni costo, senza accorgermi che ero già felice.

e mi è stato chiaro, granitico, che ora non è più così.. e ciò che mi preoccupa è il contrario:
è essere infelice prima o poi.


Quanto eri bello by Maria Antonietta on Grooveshark

venerdì 28 dicembre 2012

tutti i santi anni


I WAS a lawyer like Harmon Whitney
ERO avvocato come Harmon Whitney
Or Kinsey Keene or Garrison Standard,
O Kinsey Keene o Garrison Standard,
For I tried the rights of property,
Perchè anch'io dibattei la questione della proprietà,
Although by lamp-light, for thirty years,
Sia pure alla luce artificiale, per trent'anni,
In that poker room in the opera house. 
Nella sala da gioco del teatro.
And I say to you that Life's a gambler
E vi dico che la Vita è un giocatore
Head and shoulders above us all.
Che ci sovrasta di testa e di spalle.
No mayor alive can close the house.
Nessun sindaco può chiudere la biska
And if you lose, you can squeal as you will;
E chi perde, può strillare quanto vuole;
You'll not get back your money.
Non avrò indietro il suo denaro.
He makes the percentage hard to conquer;
La percentuale della vita è difficile da coprire 
He stacks the cards to catch your weakness 
Essa serve le carte per cogliervi il debole
And not to meet your strength.
E non per incontrarvi in piena forza. 
And he gives you seventy years to play:
E vi dà settant'anni per giocare:
For if you cannot win in seventy
Se non riuscite in settant'anni 
You cannot win at all.
Non riuscite mai più.
So, if you lose, get out of the room--
Andatevene dalla stanza se perdete-- 
Get out of the room when your time is up.
Andatevene, quando il vostro tempo è finito. 
It's mean to sit and fumble the cards
E' vile sedersi e brancicare le carte 
And curse your losses, leaden-eyed, 
E maledire le perdite con occhi cerchiati,
Whining to try and try.
Piagnucolando per tentare ancora.

questo è il mio modo per augurarti... augurarti qualcosa.
qualcosa di buono

Something Good by alt-J on Grooveshark

sabato 24 novembre 2012

questanonèsilvia


partendo dal fatto che guardando questa immagine, ho riso almeno 10 secondi.. si è insinuato in me il dubbio di essere diventata leggermente ma proprio leggermente nerd. nerd è una parola intraducibile in italiano, o almeno la traduzione non è il significato reale. è come tentare di far minimamente intuire la parola barotto a un elemento di origine non piemontese. nun se pò fà.
detto questo nerd va molto oltre la semplice parola secchiunciuello.

ma torniamo alla figura.
la trahison des images, il tradimento delle immagini.
è il quadro su cui praticamente ho perso un anno di liceo a impipparmi di pippe mentali. l'immagine non è l'immagine dell'immagine ma è un immagine dell'immagine mentale. è un pò come la storia dell'essere che non è essere ma è l'essere dell'essere.. ma che cos'è una parola in fondo?
chiariamo le idee, semplicemente Magritte dipinge una pipa su una tela e ci scrive sotto "ceci n'est pas une pipe".
tecnicamente ci sono due maniere di comprendere il significato
la prima dice, sì quella non è una pipa ma è la rappresentazione di una pipa. cioè se fosse realmente una pipa uno potrebbe metterci dentro il tabacco e fumare. no. l'immagine di un oggetto non è l'oggetto stesso.. è come l'immagine che trasmetto agli altri, non è realmente quello che sono. due mondi completamente differenti, realtà/interpretazione.
la seconda, meno comune, ammette, ok questa non è una pipa.. ma non è una pipa perchè c'è scritto sotto o perchè veramente non è una pipa. chi è che mi ha destabilizzato di più, l'immagine o l'affermazione. e ritorniamo al punto di partenza, che cos'è una parola?

è un quadro paradosso, semplicemente complesso.

ora, la domanda è perchè ho riso dieci secondi (sono tantissimi dieci secondi) vedendo questa nerdissima cover?
perchè pipe in inglese vuol dire tubo e qual'è l'idraulico più famoso del mondo nerd? oh yeah baby it's supermario!

ho voluto condividere questa intuizione pessima con voi.
ora sorridete per favore :D

domenica 11 novembre 2012

prova prova prova


mi hanno regalato un mappamondo per la laurea, un mappamondo da tavolo di inizio novecento, ha ancora le colonie. carino lui.
anche la buon anima di mio nonno mi aveva regalato il suo mappamondo personale quando ero alle elementari, ma era di quelli in plastica, luminosi e inutilmente ingombranti. riuscivo in ogni caso a perderci un sacco di tempo sopra, immaginandomi esploratrice pre colombiana, il mio livello di concentrazione verso lo studio era già altissimo.

beh dicevo, quando penso al mappamondo la cosa più sconfortante è proprio la mia totale non voglia di ragionare sulla mia vita... sul mio futuro e sul famigerato estero. parlando di estero, oramai ho beccato pipponi un pò a destra e manca: e perchè non fai l'erasmus e perchè non chiedi la tesi all'estero e perchè dopo l'università non fai un'esperienza fuori dall'italia e perchè non hai un fidanzato (a no questa non c'entra) e bla bla bla.
ora, facciamo un pensierino sul mio estero.. pensierino.... pensierino...
contando che sono una persona mediamente intelligente, senza particolari doti, tranne quella totalmente inutile e fine a se stessa di ricordarmi miliardi di canzoni a memoria, con ambizioni abbastanza limitate, assolutamente senza alcuna stima delle proprie capacità ecc ecc.. ora io dico una azienda o persona pensante che lavora all'estero e vive nell'estero, ecco una persona estera perchè dovrebbe chiamare una babbea come me piuttosto che rivolgersi a un beota locale che non si lagna del fatto di non avere un bidè e non piange perchè gli manca la sua mamma?

oltre a questi importanti interrogativi che costellano le mie interminabili ore a fissare il lampadario, è tornata una amica da uno stato africano a caso (tanto stanno tutti una merda).. lei è un medico..
ovviamente al racconto surreale (ovvero non attinente alla realtà di silvia), sono seguite le foto. e il mio cervello nella visione della realtà non reale ha cominciato a partorire pensieri tipo: FALLO FALLO FALLO (per dovere di cronaca non nel senso di membro maschile). L'unico obbiettivo in quel momento era prendere i miei calzini e mutande e fuggire; finalmente, rendermi conto di essere un atomo del mio mappamondo con le colonie. ok anch'io.

qual'è il punto? quello alla fine della frase.
ah ah
il punto è che il mio mappamondo con le colonie è un oggetto infido e bastardo (cit. m ciù ciù). Provoca reazioni contrastanti ogni volta che fisso le sue stupide colonie.

è un pò come il mio futuro, non vedo l'ora che arrivi e cado in depressione a scrivere la data di oggi.


venerdì 21 settembre 2012

autoritratto


what comes is better than what came before

bisogna sempre ricordarselo, senza piangere, senza drammatizzare, senza spegnere la luce.

I Found a Reason by Cat Power on Grooveshark

venerdì 31 agosto 2012

cert0


il pezzo in più.
il pezzo in più è quello che ti dice: "tranquilla, stasera torniamo a casa al massimo alle 11" e poi alle 3 sei ancora in piazza a cercare di capire cosa è andato storto
il pezzo in più è quello che ti motiva lo studio con dei post-it come: "se non passo meccanica farò crescere i miei figli in una ASL dismessa e occupata da un centro sociale"
il pezzo in più è quello che ti gira le sigarette dopo cena
il pezzo in più è un pozzo e se lo guardi sorridendo.. non ricordo più come va a finire ;)
il pezzo in più è quello che importuna gli sconosciuti, minorenni o quasi, per la strada
il pezzo in più è quello che sa già tutto di un esame 6 mesi prima
il pezzo in più è una pianta cagacazzo che muore quasi subito nonostante le amorevoli cure
il pezzo in più è quello che valuta i futuri coinquilini dalla regione di provenienza
il pezzo in più è quello che vede i palazzi nuovi della periferia più marcia di Torino e si chiede se costi tanto abitare lì visto che è proprio una bella zona
il pezzo in più è quello che si sveglia dopo una sbronza e per colazione mangia la pastiera napoletana
il pezzo in più è una fottuta spia.. e tu chi sei?

il pezzo in più è un pezzo in più e come tale non era contemplato nei piani.
però c'era.. cazzo se c'era..
e senza il pezzo in più non avrei potuto essere felice come lo sono stata in questi sei mesi e triste come lo sono oggi.



domenica 15 luglio 2012

très jolie



“Why do you look so sad?
Because you speak to me in words and I look at you with feelings.”




martedì 10 luglio 2012

Re:


il giorno del mio compleanno mi avevi regalato il tangram. ti ricordi?
ho passato un pomeriggio intero a provare tutte le forme nel disegno. ti ricordi?
eravamo io e te. trinagolo e parallelogramma. ti ricordi?
tu ridevi e io ero felice

combaciavamo in quell'unico quadrato. ci stava tutto il nostro mondo.

e adesso? 

Adesso ci sono mille cose in mezzo. Però capisci silvia che quelle mille cose in mezzo le abbiamo messe in due. Mi hai sempre presa per quella che ero e io così ho fatto con te. Perché non mi rispondi? Torniamo più giovani di 4 anni? quando restavamo a parlare fino alle due nel letto, quando mi prendevi in giro perché ci mettevo due ore a prepararmi al mattino e lasciavo migliaia di capelli in camera..quando mangiavi solo mozzarella prosciutto e minestra di tua nonna, quando volevi che ti presentassi banni, quando mangiavi i plasmon al mattino, quando mi rubavi il cellulare per leggermi i messaggi, quando guardavamo un posto al sole, quando mi proponevi un film in salotto, quando abbiamo aperto la scatola dei cappelli, quando scendavamo a prendere la linea star, quando andavamo a fare la spesa al diperdì e io rompevo il cazzo con i miei cereali, quando andavamo a prendere il gelato alla gelateria-D, quando ci fermavamo a parlare con giacomo il portiere, quando ci scannavamo per fare le pulizie al venerdì, quando mi mettevo a piangere senza sapere perché e tu mi abbracciavi, quando dividevamo gli scontrini della spesa, quando mi chiedevi come sta pulce? e tua nonna?, quando mi lasciavi biglietti tipo "venera silvia", quando scendevo a saluzzo d'estate e abitavi ancora nella casa vecchia e andavamo a sederci sulla panchina, quando ti ho regalato le tazze dei gatti che adesso ho qui davanti a me, quando al lunedì mettevamo la roba nei cassetti, quando mi rubavi la camicia rosa, quando mi facevi ascoltare la tua musica e mi facevi scegliere una canzone, quando mi chiedevo ma tra vent anni io e silvia saremo ancora così amiche?


domenica 8 luglio 2012

guardaMI


Molti non capiscono perchè sia così riservata, così chiusa nel mio acquario, muta come un pesce pagliaccio. Dico tante di quelle minchiate condite di altre minchiate da sentirmi quasi inpenetrabile. Mi sono sempre immaginata come uno steccato semplice da superare ma che nasconde dietro una muraglia cinese (d'oh).

Io lo so perchè.. Ci sono arrivata sotto la doccia dopo l'ennesima inquisizione.
come mai puntelli gli altri di domande ma di te non riesci a raccontare nulla?
apri la bocca. apri la testa.
e così ho fatto.
Mia madre è la persona meno curiosa che abbia incrociato in 24 anni, mio padre idem. Neanche conosceva i nomi dei miei professori e a malapena ricorda le mie uguali amiche da decenni e comunque sempre usufruendo di caratteristiche fisiche (quella magra, quella grassa, quella piccola, quella alta e via così).
Non credo mi sia mai stata posta la fatidica domanda: com'è andata a scuola? che hai fatto di bello?
non credo mi abbiano neanche mai chiesto con chi uscissi alla sera o al pomeriggio o al mattino, al massimo la mia tenera procreatrice mi urlava dal piano di sotto di non guidare da sola (non ho mai capito che cavolo le cambiasse se fossi morta con qualcun'altro. mah).
Questo mi ha sicuramente sempre avvantaggiato, lasciandomi enormi campi di libertà in cui correre e discorrere;
il rovescio della medaglia? ho semplicemente fatto due più due:
se non interessa a loro, puoi capire agli altri..
così sono andata avanti per anni con la mia trincea. spostandomi solo, senza deporre le armi.

quando un giorno ho pensato a un blog.
ho escogitato un modo criptico e a volte invece abbastanza diretto, di trovare le parole che perdo nella strada tra cervello e bocca, un navigatore della mia altolocatatestadisilvia.

hey ora lo sai.. 
ora
ora decidi tu..


sabato 9 giugno 2012

ti va di capire?


ma voi sapete come funziona un frigorifero?
lo so che non è il post più interessante della vostra e della mia vita ma è pur sempre fondamentale capire cosa ci sia dietro una macchina così indispensabile. n'est ce pas?
e poi ho un esame sulla criogenia tra pochi giorni, almeno fingo di fare qualcosa di inerente allo studio.

Partiamo dall'etimologia: banalmente dal latino frigus=freddo (lo so che sembra una presa per il culo ma è così) e fero, verbo splendido dalla coniugazione amatissima perchè irregolare  (fero fers tuli latum ferre) che significa portare.

Come è ovvio, il frigorifero è una invenzione recente; ad esempio i miei nonni hanno comprato il primo frigorifero alla fine degli anni '50. e prima? ehhh, prima utilizzavano le ghiacciaie; una specie di comodino dove si conservava il ghiaccio. In pratica un tizio passava per le strade con un carretto pieno di ghiaccio da vendere alle casalinghe disperate. e prima ancora? bella domanda.. torniamo un pò indietro..
Dovete sapere che negli anni '20 a Torino o meglio a Porta Palazzo dove si svolgeva il Balòn, il mercato immortalato nella "donna della domenica", c'erano tantissime ghiacciaie sotterranee, ovvero delle specie di camere dove l'acqua di un fiume vicino (nel caso di Torino la Dora) veniva deviato per la produzione del ghiaccio, produzione che avveniva molto semplicemente grazie alle rigide temperature invernali. A forma elicoidale, degradanti verso il basso, le Ghiacciaie permettevano ai carri di scendere e depositare le merci fra il ghiaccio naturale dei mesi invernali. Queste ampie stanze nel sottosuolo permettevano di conservare il fresco anche nei periodi estivi fino alla stagione successiva.

un pò scomodo, ma comunque efficace.

ma torniamo al nostro amato frigo.
Lo so che nessuno ha mai guardato come sia fatto internamente un frigo e so anche che nessuno si è posto il problema dandolo per scontato:" in qualche modo funzionerà e poche cazzate".
Ma è molto semplice e tenterò di spiegarvelo con concetti facili, senza tirare fuori monopalle fisiche e robe complicate.

Allora, partiamo dal funzionamento. Un frigo serve a tenere la roba al fresco, e spero che fino a qui ci arrivino tutti; per tenere la roba al fresco c'è bisogno di qualche aggeggio che mi tolga il calore che si trova all'interno (d'inverno per scaldare casa vostra immettete del calore tramite termosifoni, stufe e roba varia. Il frigorifero funziona esattamente al contrario: si toglie calore). Come faccio a togliere calore? ecco questo è più complicato, ma nulla di impossibile.
Lasciamo per un attimo perdere il nostro amichetto. Pensate a un fluido, un fluido freddo che passa in un tubo; se questo tubo lo poniamo in una camera di casa nostra in piena estate, ecco che acquisterà calore dalla stanza, quindi la stanza verrà leggermente raffreddata e il fluido verrà leggermente riscaldato.. molto banalmente si chiama scambio di calore. ovviamente per far sì che lo scambio avvenga il fluido che scorre nel tubo deve essere a una temperatura sufficientemente inferiore dell'ambiente. capito?
torniamo alla macchina. abbiamo questo parallelepipedo con insalata, birra, pomodori, marmellata ecc ecc, dobbiamo mantenerlo a una temperatura bassa. Cosa facciamo? facciamo passare un bel tubo di fluido freddo? Non proprio. In primis la nostra maionese deve stare più o meno a 4°, quindi per togliere calore dobbiamo far passare un fluido a temperatura inferiore (metti -10°).. è facile intuire che l'acqua non vada bene come fluido che passa e toglie calore, visto che a - 10°C abbiamo del bellissimo ghiaccio! Dobbiamo utilizzare altra roba.. un fluido appunto frigorifero;
cosa abbiamo capito fino a qua? che sto cazzo di frigo è un gran casino! ma no, è semplice... abbiamo un fluido che gira nelle serpentine (eh sì fanciulli/e, se guardate dietro l'amichetto gelato vedrete una lunghissima serpentina ovvero dei mini tubi che fanno un percorso a esse). Quando attraversa la nostra scatola è allo stato liquido, poichè toglie calore da essa, il fluido si scalda... e un liquido quando si scalda passa allo stato gassoso. Per un discorso termodinamico che non sto a spiegare durante l'evaporazione (ovvero il passaggio da stato liquido a gassoso) il fluido rimane a temperatura costante. Quindi se entra a -10° da liquido esce a -10°C gas. Chiaro?
Ora cosa abbiamo? un gas a -10°C, e che ne facciamo? non possiamo buttarlo, ricordatevi che è il percorso del nostro fluido è un circuito chiuso quindi dobbiamo farlo ritornare liquido per fargli di nuovo prendere calore dal parallelepipedo e via così. Quindi per farlo tornare liquido bisogna sviluppare l'effetto contrario a prima, ovvero la condensazione.
che cos'è la condensazione? prendiamo il classico esempio dell'acqua della pasta. Mettiamo dell'acqua a cuocere con un bellissimo coperchio, dopo un pò vediamo bollire l'acqua, togliamo il coperchio, lo mettiamo sul piano della cucina e notiamo che si sono formate tantissime goccioline. Che è successo? l'acqua è evaporata (da liquido a vapore), il vapore rimasto sul coperchio, che si trova a una temperatura superiore ai 100°C, una volta venuto in contatto con l'aria di casa (aria a temperatura nettamente inferiore di 100°), condensa (da vapore a liquido).
ok, torniamo per l'ultima volta sull' amico frigido. Avevamo questo maledetto fluido a -10°C allo stato gassoso. Per far sì che condensi necessitiamo che sia a una temperatura nettamente superiore di quella ambiente, quindi necessitiamo di un compressore. Un compressore è un aggeggio che comprime il gas, onde per cui lo porta a una temperatura e a una pressione maggiore di quella di partenza. Uscito dal compressore, ff (per i non amici fluido frigorifero), verrà fatto condensare scambiando calore con l'ambiente (per lo stesso principio dell'acqua della pasta sul coperchio). ecco spiegate le serpentine dietro ed ecco spiegato perchè in cucina fa sempre più caldo che in camera mia. fottuto frigo!
tutto chiaro?
adesso ff è caldo ma allo stato liquido, dobbiamo fargli fare un ultimo passaggio per portarlo di nuovo a -10°C. e qui viene in gioco una roba pazzesca, un effetto fisico talmente fico che non mi è dato spiegarlo a menti meno eccelse della mia. Il fenomeno fisico si chiama effetto Joule e l'aggeggio che opera in questa fase è denominato valvola di laminazione.
Ora siamo ufficialmente tornati alle condizioni iniziali e il nostro ff è finalmente pronto a ciucciare un pò di caldo. YEAH!

bello vero? ecco è leggermente più complicato di come ve l'ho raccontata. ma il funzionamento più o meno è quello. c'è solo molta più matematica, molta più fisica e molta più chimica.
Conclusioni: è importante non tenere il frigo aperto mezz'ora per scegliere cosa mangiare oggi, infatti spalancando la porticina fate sì che il caldo della stanza entri nel parallelepipedo e che il nostro povero ff debba asportare molto più calore quindi che il compressore debba lavorare di più e si spippi più facilmente.

se siete giunti fino a quì, non avete capito una mazza ma ci tenete ancora tanto a sapere come si raffredda il gelato, fate una scelta di vita, iscrivetevi al politecnico!

se avete saltato parecchie frasi e non avete comunque capito una mazza ma tanto non ve ne fregava una mazza, bravi! avrei fatto anch'io così. infatti non mi capacito ancora di avere scritto sto pippone su un elettrodomestico. poor silvia.

se avete capito tutto e anzi avete delle lamentele da farmi perchè non ho spiegato in maniera corretta ed esaustiva alcuni concetti, beh... possiamo preparare l'esame insieme?

giovedì 31 maggio 2012

ecco.


Quel giorno che non avevo assolutamente tempo mi sono fermato. Pioveva e c'era il sole, una di quelle giornate strambe di primavera e di fuga. Guardo. La signora con la sporta della spesa che non sa se tenere aperto o chiuso l'ombrello. Due cani si annusano. Quel vecchio che legge il giornale raccontandosi a mezza voce le parole dell'articolo. la panchina a liste di legno verdi, sempre uguali negli anni. La fontanella tra le aiuole, mio padre quando ero piccolo mi prendeva in giro e mi diceva "vieni che ti offro da bere al drago verde". Due che si baciano. Un bambino che salta nelle pozzanghere. la madre che lo segue spenta fumandosi una sigaretta. Passa un indiano con un mazzo di rose. Tre cani si rincorrono. Un pony sul motorino con una sacca rossa a tracolla accorcia veloce in divieto tra i vialetti di ghiaia. Dai che cade. Un cane minuscolo al guinzaglio fa una cacca enorme. Un pioppo. Pony caduto, si rialza e riparte, ma finalmente più lento. Sparito dietro l'angolo. La cacca sta lì e ci resterà. Un tiglio in fiore. Una ragazza scivola via in un attimo sui suoi roller. Non  piove più, definitivo. Osservo. La ragazza ripassa, mi sembra che mi abbia guardato. Penso "no, sarà un caso". Ancora una terza volta "Avrà la mia età". Mi ascolto. "non sono bello, ho qualche foruncolo, oggi mi sono svegliato che mi sentivo una fogna. Impossibile che sia passata tre volte per me."
Sogno? Vorrei avere i soldi di mio padre. Non sono tanti ma basterebbero. Andare da lei, ora che passa una quarta volta. Chiamarla. Di nome fa certamente Paola. Dirle:"Andiamo? Volo per New York, stasera, quì ci sono i biglietti". Penso. "Partiamo stasera. Non ti chiedo nulla, non devi fare nulla. Noi due in un grande letto con una vetrata nel cielo e sotto la città, pensare di potersi girare dall'altra parte tranquilli e dormire, se non deve succedere. Andiamo a fare un viaggio, lontano da qui, senza conoscerci. Senza pretese. Per vedere come va. Per capire se ci si può fidare. Via, con i roller. Andiamo via che non ci cerca nessuno."
La ragazza ha gli occhi di una che non si stupisce di nulla. Fa:"Perchè mi guardi?". "Ho appena prenotato l'aereo per New York"."Parti?... beh, buon viaggio..." "Anche a te." "Grazie ma sei tu che parti, io abito qua vicino...al massimo ci metto dieci minuti." "Appunto, il tempo di farti la doccia e di preparare la valigia. Stiamo via una settimana. A New York ci andiamo insieme." "Insieme chi?" "Io e te." "Ah buono a sapersi." "Ci vediamo qua tra tre ore" "Senza conoscerci? Massì perchè no, d'accordo." "Io mi chiamo Francesco." "Io Paola." "Lo so."
La ragazza questa volta scivola via più veloce. Resto solo. Penso. "A vederla così, che si allontana, è ancora più bella".
Osservo. Cacca, ghiaia segnata dal pony, signore con il giornale, due che si baciano, cani, il drago verde, la panchina sempre uguale. Indiano donna tiglio pioppo..
Tre ore passano veloce e sono una eternità, nei sogni. Quando Paola torna la sto già aspettando da mezz'ora, sono arrivato in anticipo. Hai i roller e non la valigia. Bruttissimo segnale, cazzo.
"Ciao" "Ciao" "Perchè no, Paola?" "Perchè era un sì, ma è un no. Ho il passaporto vecchio, per gli stati uniti occorre quello nuovo". Estrae di tasca il passaporto con la foto unica, quello che non si può usare negli Usa.
Osservo. E' proprio così. Alzo gli occhi e adesso la ragazza non c'è più, sparita per sempre. Guardo in giro. Nulla. Cancellata. Paola. Definitiva. Penso. I viaggi nei sogni non prevedono passaporti. Era chiaramente una scusa, non era all'altezza del mio immaginare. Domani torno e sogno con un'altra.





gne gne.


domenica 13 maggio 2012

pappi dei pioppi



il mio amico c., che ha il nome di mio fratello ma è meno alto, che non vedo e non sento da almeno 2 anni quindi potrei metterlo nella categoria conoscenti, che non ho mai capito quale lavoro svolgesse per mantenersi, che suonava (e spero suoni ancora) uno strumento stranissimo, insomma c., usava come motivazione (o scusa) per farmi uscire con lui, il fatto che maggio fosse il mese migliore dell'anno.
"l'aria che c'è a maggio, non la senti più. silvia devi uscire ogni giorno a maggio e respirare il più possibile" questa perla di saggezza fu sfoderata il mio primo anno triste di università, quando odiavo torino, il politecnico, i numeri e la fisica.

Da allora, maggio è l'apice dell'anno, il punto più alto del mio vagare.


maggio by babalot on Grooveshark


venerdì 27 aprile 2012

à la bataille


faccia libro.
sì esatto, come facebook. sarà per quello che si chiama così.
la mia faccia è come un libro, se sei un osservatore medio, capisci ogni aggettivo che la mia mente partorisce sull'interlocutore in questione. sembra quel film inutile, dove il protagonista aveva magicamente acquisito il potere di ascoltare il pensiero delle tonne. ecco con me funziona il contrario, io non ho nessun magic power sono gli altri che posso candidamente entrare nel mio cervelletto.
sempre e ribadisco sempre, vengo colpita e affondata:
"F11 pensi che sia un idiota" 
"....d'oh"

disastro. sono un disastro.
ho deciso, comincerò a girare con la maschera di scream.