lunedì 13 ottobre 2014

Il gelato più buono di Torino


Alle medie, periodo assai infausto e travagliato, mia madre mi costrinse a frequentare un corso di latino pomeridiano, pensando che mi sarebbe stato utile per il liceo. Il debito di latino per tre anni fu invece la risposta che le restituii subito con tanto affetto, ma questa è tutta tutta un'altra storia.
Insomma di questo fantomatico corso, ho ad ora pochi ricordi; direi tre per l'esattezza:
-il professore aveva più o meno la mia età attuale ma a me pareva come kepler-186f: distante 500 anni luce. Aveva la barba, gli occhiali e un'aria assai spettinata.
- in questo corso ascoltai per la prima volta Catullo.
-mi raccontò un aneddoto che mi rimase scolpito come le facce dei presidenti sul monte Rushmore.

Il secondo ricordo non ha alcun fine ai sensi della storia, mentre il primo e l'ultimo possono essere uniti tipo pongo colorato e amalgamati per bene come a formare un film tutto mio. Le parole esatte non le ricordo e perciò mi avvalerò dell'ausilio del bla bla per coprire le mie lacune:
"il giorno che ho dato l'ultimo esame bla bla bla era una giorno d'estate bla bla bla e la prima cosa che ho fatto uscito da Palazzo Nuovo, è stata andare a prendere un gelato da Fiorio, avete presente Fiorio? (tze, ah bellooo veniamo dalla provincia noi, al massimo abbiamo Dell'erba!), beh è la gelateria più buona di Torino. E con tutta calma sono andato a prendere un cono lì ed è stato un momento catartico (dubito che abbia usato questo termine visto che ancora oggi lo adotto solo a sproposito e per fare la figa con la gente ignorante!). Me lo ricorderò per tutta la vita! bla bla bla".
E ad oggi, non sono ancora riuscita a capire dove volesse andare a parare. Magari era solo pagato da Fiorio per spargere, sulle giovani menti indifese, la voce che il suo era il gelato migliore di Torino o semplicemente voleva rassicurarci sul fatto che avesse una laurea.. non lo so!
Per tutto l'arco dell'università, però, ho sempre pensato a cosa avrei fatto io, il giorno del mio ultimo esame (erano tutte fantasie che comprendevano grosse quantità di birra). Poi l'ultimo giorno è arrivato, è arrivato l'ultimo esame, l'ultima ansia prima di solcare la porta, l'ultimo vomito di parole a un prof assonnato dal pranzo, l'ultimo voto e l'ultimo pianto finale e liberatorio: "mamma cazzo ho finito tutto!". Poco importa se mi madre mi ha subito ricordato che c'era ancora l'esame di stato. 
In quel momento lì ero una freccia che puntava in alto, ero il simbolo dell'infinito che avevo disegnato sul muro della mia camera la sera prima. 

Ero sul pianeta kepler 186f, distante 500 anni luce dal mondo.

...e il gelato sinceramente non so bene cosa centri. 
Non avevo bisogno di zuccheri, portavo con fierezza un sorriso 67 denti.

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